ART PAPER GALLERY 

 

 

 

 

WILLIAM GIUSEPPE VEZZOLI

 

 

 

nasce a Sarezzo (Brescia) nel 1954. Il precoce amore per l’espressione artistica lo conduce ad affiancare allo studio e al lavoro la pittura. Fin dal suo primo premio di pittura che riceve nel 1964, a soli dieci anni, con un quadro a tempera e per un tema importante quale la “Resistenza”: venticinquemila lire di valore libri.

 

Il 1976 rappresenta un anno decisivo del suo percorso artistico, con un maggior impegno e una ricerca sempre più approfondita, grazie anche alla frequentazione del “Gruppo Moretto” e all’incontro con il pittore Gianni Parziale.

 

La prima personale è del 1979 alla Torre Romana di Bovegno (Brescia). I suoi dipinti in questi anni sono essenzialmente frutto di uno scandaglio legato alla pittura “en plein air” della geografia della Val Trompia, in “frammenti, testimonianze e omaggi alle mie origini”, afferma, e “sono vissuti personali che costruiscono e ricostituiscono la mia esperienza; le prime ispirazioni nate ritraendo la natura e l’ambiente della valle in cui sono cresciuto”. Dunque, la prolusione di un apprendistato, appoggiato anche dalla moglie Miriam e dal figlio Manuele, che alla tradizione ha dato ma ha anche preso nel definire la sintesi tra classicità e modernità e passare ad accezioni contemporanee in una mescolanza con l’astrazione e l’informale.

 

Dalla metà degli anni Ottanta inizia l’esperienza in premi di pittura estemporanea e in vari concorsi, interrompendone però la partecipazione, nonostante fosse risultato primo classificato in oltre trenta manifestazioni artistiche, tra cui il primo premio al concorso “Città di Ravenna” nel 1996.

 

Nel 1995 la prima partecipazione alla manifestazione nazionale di pittura “Marina di Ravenna”, appuntamento che si ripeterà per i cinque anni successivi, utile tassello formativo che contribuirà alla successiva crescita tecnica e alla definizione di uno stile personale, che lo porterà a esplorare il raccordo con una moderna tessitura paesaggistica, ma rimane nell’alveo di artisti capaci d’innovazione e va oltre nell’aggiungere progettualità e simboli, metafisiche atmosfere, e modellati dal colore che campisce e impregna tutta la superficie. E comunica costanza e uniformità, in un tratto artistico e in un orientamento fatto di tele, o altri supporti, come territori su cui “mi piace pensare - dice - che dove finiscono le mie dita, possa in qualche modo cominciare un pennello”. Sarà l’avvicinamento a uno dei suoi temi, spazio-tempo, a specificare il suo processo di mediazione con l’arte, insieme a quello dei “viaggianti”. Sarà un leitmotiv a generare il visibile dell’invisibile nel filtro del silenzio che parla nell’ultimo passo del suo itinerario creativo che sta in quel gesto dada che innalza l’objet trouvé a opera d’arte. Infatti, del 2000, la scelta di continuare il proprio cammino usando l’accumulo dell’esperienza acquisita, nei luoghi e nella trepidazione per un “come” dipingere uno stato d’animo turbato dal “che fare” nell’attuale società dell’incertezza. Questo è il suo assunto che preserva il reale per abbandonarsi a una sorta di concettuale memoria che saccheggia nello stupore di un richiamo all’infanzia oppure nel gioco di assonanze e consonanze ricordi da raccontare. E archivia l’accademia, il figurativo degli anni Settanta, per intrattenere una relazione verso altre forme, altri mondi, altre tracce di attitudini da valorizzare mentre coniuga la sua arte con l’assenza di quella “di genere”.

 

Importante l’incontro con il compianto artista e amico Giovanni Tomasoni, che aveva saputo ascoltare e apprezzare il profondo mutamento della sua pittura, curando la realizzazione di due brevi monografie e coinvolgendolo in importanti iniziative, stimolando continuità a dimensione narrativa e ricerca coerente.

 

Dal 2003 al 2006 s’impegna con la “Galleria Immagina” del mensile d’arte “Stile” in varie Expo a: Bari, Catania, Forlì, Malpensa (Varese), Montichiari (Brescia), Reggio Emilia e Viterbo. Espone, inoltre, in molte collettive con il “Centro Arte Lupier” di Gardone V.T. e, oltre alle iniziative in sede, mostre itineranti, fra cui all’Accademia dei fiori G. Balbo di Bordighera, a simposi internazionali, e ad “Agorà” grandi formati in piazza (2002) e “Provocazioni” (2006). Poi importanti personali e fiere come la Expoarte di Padova, nel 2015 e 2016, con la “Galleria Spazio 6” di Verona, e approcci all’estero come per la “Crypt Gallery”,  a Londra in novembre del 2015. Da citare anche collaborazioni con il comune di Sarezzo (Brescia): laboratorio di pittura con ospiti R.S.A. 2007 e 2016, e quelli con alunni scuola primaria dal 2008 al 2011. Poi è stato componente di giuria del “Premio Pittura Sarezzo”, dal 2008 al 2016, e nel 2007 artista rappresentante lo stesso Comune nel gemellaggio francese con la città di Oberhaslach.

Ed oggi è autore di una nuova pittura che considera il reale nel concetto che lo fa apparire, nel continuo uso di monocromie senza interventi che l’autodefiniscano, e poi l’oggetto che però non firma in sé per sé, allontanandosi dal Dada ma restando come riferimento, perché integra nel suo lavoro creativo l’apporto dell’era industriale come contributo a un diverso mezzo espressivo.

 

 

_________________________________________________________            www.williamgvezzoli.it

 

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